L’ANARCHICO VENUTO DALL’AMERICA

Spread the love

ATTENZIONE: PER PERMETTERE LA VISIOE DEL FILM A TUTTI COLORO CHE NON SONO RIUSCITI AD ENTRARE CAUSA ESAURIMENTO DEI BIGLIETTI, L’EVENTO SARA’ REPLICATO LUNEDI’ 9 DICEMBRE, SEMPRE ALLE ORE 21.00. Lunedì 2 dicembre, alle ore 21.00, al Terminale Cinema (via Carbonaia 31, Prato), il regista pratese Gabriele Cecconi presenta il suo ultimo film documentario “L’anarchico venuto dall’America”, ritratto inedito dell’anarchico pratese Gaetano Bresci. Interviene insieme al regista l’attore protagonista Andrea Anastasio. Coordina il giornalista di TV Prato Giacomo Cocchi. Ingresso 6 €, ridotto 5 €.

La sera del 29 luglio 1900, a Monza, il re d’Italia Umberto I, mentre si stava spostando in carrozza tra due ali di folla festante, fu colpito a morte da tre colpi di rivoltella sparati da un giovane vestito elegantemente. L’attentatore era l’anarchico toscano Gaetano Bresci, giovane tessitore pratese di trentuno anni, emigrato negli Stati Uniti, a Patterson, nel New Jersey. Era tornato in Italia il 17 maggio di quell’anno, che dava inizio al nuovo secolo, con lo scopo preciso di vendicare gli ottanta cittadini uccisi nel maggio 1898 a Milano, quando la popolazione era scesa nelle strade per protestare contro la famigerata “tassa sul macinato”, che aveva provocato il forte aumento del prezzo del pane e della farina, e il generale Bava Beccaris aveva ordinato all’esercito di sparare col cannone sulla folla dei dimostranti. Nei giorni successivi alla strage il re aveva elogiato il generale, lo aveva insignito della medaglia d’oro al valore militare e poi lo aveva nominato Senatore del Regno.

Il regista Gabriele Cecconi ha realizzato su di lui un documentario, L’anarchico venuto dall’America.

La figura di Gaetano Bresci ha sempre suscitato polemiche e controversie: c’è chi lo ha considerato un terrorista squilibrato e assassino e chi un idealista che ha sacrificato la sua vita per la costruzione di un mondo più giusto. “Il mio intendimento – afferma Gabriele Cecconi – non è quello di esaltare o di condannare, ma di capire e di raccontare, nella maniera più obiettiva possibile, la sua vita pubblica e quella privata, la sua formazione anarchica e i suoi amori. Il mio approccio non è stato politico-ideologico ma esclusivamente e rigorosamente storico, evitando condanne o esaltazioni che quasi mai aiutano a comprendere la realtà”.

Il film documentario, presentato alla scorsa edizione del Bellaria Film Festival, approfondisce i motivi che costrinsero Bresci ad emigrare in America e quelli che lo convinsero a tornare in Italia, abbandonando la moglie Sophie e l’amata figlia Madeleine, ma riapre anche il caso sulla sua morte, quando il detenuto più sorvegliato d’Italia fu trovato impiccato con un asciugamano alle sbarre della sua cella. Grazie alle riprese esclusive e inedite all’Archivio Centrale dello Stato di Roma e al Penitenziario borbonico dell’isola di Santo Stefano, viene avvalorata l’ipotesi che Bresci non fu suicida, secondo la versione ufficiale, ma “suicidato”, come ormai ritengono tutti gli storici e i giornalisti che si sono occupati del caso.

A tutt’oggi non esiste nessun documentario né film di finzione su Gaetano Bresci. Questo film è in linea con quella che è sempre stata la mia idea di cinema: raccontare storie scomode e controverse, poco conosciute, che nessuno ha mai raccontato”. (Gabriele Cecconi),

Il documentario è sostenuto dal programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

92 − = 88