UTOYA, a teatro per non dimenticare

Prosegue fino al 25 ottobre al Teatro Magnolfi, la programmazione di UTOYA, di Serena Sinigaglia.  In occasione dell’apertura della stagione 2015/2016, il Teatro Mestastasio offre a tutti i soci Arci la possibilità di acquistare biglietti ridotti a 5 €. Riduzioni anche per chi si presenterà con un biglietto del Terminale Cinema.

Feriali ore 21.00, sabato e domenica ore 19.00

utoya

UTOYA

un testo di Edoardo Erba
con la consulenza di Luca Mariani, autore de Il silenzio sugli innocenti
regia SERENA SINIGAGLIA
scene Maria Spazzi

con Arianna Scommegna e Mattia Fabris

produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana
in collaborazione con Teatro Ringhiera ATIR

con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia

PRIMA ASSOLUTA

Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utoya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa. Sì, d’accordo, di quell’evento si è parlato troppo poco e male, e il libro di Mariani colma un po’ una lacuna di comunicazione per certi versi scandalosa. Ma il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è.
Quando ero un ragazzo e aprivo il giornale avevo una griglia, forse un po’ rozza ma funzionale, per classificare quel che succedeva. Questo era buono, quell’altro era cattivo. Questo era onesto, quell’altro corrotto. Questa era la destra, quest’altra la sinistra. Qui c’erano i progressisti, là c’erano i conservatori. Pareva che in tutto il mondo alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento, e dessero la possibilità alle persone di trovare un modo per reagire. Ma dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto.
Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Proverò attraverso di loro a spalancare una finestra di riflessione, che se non ci darà tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illuminerà alcune zone oscure con la luce della poesia.

Edoardo Erba
 

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