MEGLIO LA BROCCA
di Luca Martinelli
“CARTA” n. 14 (30 aprile 2009)
Siamo dell’osteria La Pecora Nera della Valle Stura, 1.300 metri sul livello del mare in provincia di Cuneo, nelle Alpi Marittime. Abbiamo in paese un’acqua strepitosa che sgorga da tutti gli angoli del borgo e che siamo orgogliosi di offrire gratuitamente ai nostri clienti in brocca. Per questo abbiamo richiesto l’adesivo della campagna “’Imbrocchiamola!’, in modo da esporlo all’ingresso”. Chi parla è Lucio, il suo ristorante si trova a Pietraporzio (www.osterialapecora.net). “Imbrocchiamola!”, invece, è la campagna con il quale, da luglio 2007, Altraeconomia ha invitato i cittadini a scegliere l’acqua di rubinetto in brocca nei locali pubblici, per segnalare poi – sul sito www.imbrocchiamola.org – “chi la dà e “chi non la dà”.
Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;} Una campagna nata da un’idea dell’associazione “I consumatori” di Firenze, proposta nella trasmissione “Questione di stili” in onda su Controradio.
Imbrocchiamola! È ormai un marchio che fa “concorrenza” a quelli delle minerali, come dimostrano le proteste dei dirigenti della San Pellegrino.
L’idea di “Imbrocchiamola!” è stata ripresa in tutta Italia: ultima è stata la città di Padova, dove la campagna è stata promossa sul territorio da Legambiente in collaborazione con AcegasAps, la società che gestisce il servizio idrico, l’ente di bacino Padova 2, il comune di Padova e l’Aato Bacchiglione. I promotori hanno “premiato” i cittadini virtuosi, quelli che hanno scelto di rinunciare alle bottiglie di plastica, donando loro una caraffa in vetro per gustare meglio l’acqua di rubinetto.
A tutte le famiglie è stato distribuito l’opuscolo Imbrocchiamola! (scaricabile dal sito www.legambientepadova.it), con lo scopo di informare sui vantaggi ambientali ed economici dell’acqua di rubinetto. L’acqua distribuita da AcegaAps è controllata più di 15 mila volte in un anno (per conquistare la fiducia del cittadino c’è una tabella che presenta i valori medi di una trentina di parametri tra novembre 2007 e ottobre 2008) e costa molto meno delle acque minerali: non più di un decimo di centesimo al litro contro gli almeno 30/50 centesimi delle acque minerali, che possono arrivare a 2 0 3 euro nei bar.
A Torino invece esiste il progetto “Ti voglio bere” (www.tvb-tivogliobere.it) per il risparmio idrico e la valorizzazione dell’acqua della rete. A sostenere il progetto è il Centro studi ambientali di Torino, che ha coinvolto scuole, ristoranti e locali turistici nelle province di Asti, Alessandria, Cuneo e Torino.
A Pavia “Imbrocchiamola”! cerca di entrare anche nelle scuole materne ed elementari che hanno aderito a “Scuole sostenibili”, iniziativa promossa dal Gruppo di acquisto solidale di Pavia con un finanziamento del comune. Il progetto ha coinvolto i bambini di 33 istituti in un percorso di formazione sull’acqua che si è concluso invitando le famiglie, circa quattromila, a compilare un questionario su “Quale acqua beviamo e perché”. Cinque quesiti semplici con un obiettivo: portare, dal basso, l’acqua del rubinetto nelle scuole. E quasi l’80% dei papà e delle mamme hanno detto sì.
Due piccoli passi avanti, intanto, i movimenti che promuovono campagne come “Imbrocchiamola”! (alla quale ha aderito anche il Forum italiano dei movimenti per l’acqua) e che si oppongono alla privatizzazione dei servizi idrici, si registrano sul fronte dei canoni di concessione alle aziende che imbottigliano acque minerali. Presto pagherà un canone anche chi imbottiglia acqua minerale in Valle d’Aosta e in Toscana. Con queste due Regioni, sono undici quelle nelle quali si paga un canone. Non è una rivoluzione: gli enti si sono semplicemente adeguati all’indirizzo dalla Conferenza Stato-Regioni del novembre 2006, che ha definito costi minimi e massimi in cui devono rientrare le concessioni di acque minerali in base ai litri imbottigliati o agli ettari.
In Valle d’Aosta, nel marzo 2008 è stata approvata la legge regionale che stabilisce un canone di 37,96 euro per ettaro, dal 2010 questo canone aumenterà a 40 euro e le aziende pagheranno anche 1,5 euro per ogni metro cubo di acqua imbottigliata. In Toscana è stata pubblicata a fine marzo la nuova legge regionale che, a partire dal 2009, fissa dei canoni in funzione della quantità dei volumi imbottigliati: ciascun comune potrà definire il proprio, “oscillando” tra un minimo di 0,50 e un massimo di 2 euro per metro cubo imbottigliato. I problemi restano: il canone che viene corrisposto alle Regioni non è uniforme in tutto il paese, è in genere risibile e non considera tutti i costi connessi all’attività di imbottigliamento, trasporto e consumo dell’acqua minerale. Quanto alla resistenza contro la privatizzazione del servizio idrico integrato, si è aperto un nuovo fronte di lotta.
L’obiettivo? Il riconoscimento, all’interno degli statuti comunali, della gestione del servizio idrico come “un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”. Ciò, infatti, farebbe decadere l’obbligo della gara a evidenza pubblica, quella che l’Unione europea richiede per rispettare il regime di concorrenza quando si tratta di servizi pubblici aventi rilevanza economica.
Per questo a Torino il Coordinamento piemontese per l’acqua pubblica (www.acquapubblicatorino.org) ha predisposto una delibera d’iniziativa popolare (che deve essere sostenuta da 5 mila firme, la “raccolta” è cominciata nel marzo del 2009), dal titolo “Proprietà e gestione pubblica del servizio idrico”, per modificare lo statuto della Città di Torino: oltre a riconoscere che il servizio idrico non a scopo di lucro, la delibera sancisce anche che “la gestione della rete e l’erogazione del servizio idrico, tra loro indivisibili, sono attuate mediante enti o aziende interamente pubblici”.
Del resto è quanto accade a Parigi, dove il comune ha deciso di riprendere il controllo diretto dell’acquedotto cittadino. Come già segnalato su Carta a fine 2008, il sindaco Bertrand Delanoe non rinnoverà la concessione per la distribuzione e la fatturazione dell’acqua alle imprese multinazionali Suéz (già Lyonnaise des eaux) e Veolia (ex Vivendi).
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