L’ACQUA FRANCESE TORNA PUBBLICA
Di Sarah Di Nella (su CARTA n. 25 del 18 luglio 2008)
La gestione dell’acqua a Parigi tornerà presto pubblica. Per ora in mano ai due più grandi operatori privati del settore, Suez e Veolia, l’acqua di Parigi si appresta a passare ad un nuovo operatore pubblico che dovrebbe nascere nel 2009, Eau de Paris.
Lo aveva promesso il sindaco di Parigi , il socialista Bertrand Delanoe nel corso della campagna che lo riportò all’Hotel de ville nel marzo 2008 e lo ha confermato a giugno. L’amministrazione della capitale francese non rinnoverà il contratto con Veolia che scade proprio nel 2009 e interromperà così la privatizzazione instaurata nel 1985 dall’allora sindaco di Parigi Jaques Chirac. Il progetto della municipalità parigina si iscrive nel più ampio movimento di ripubblicizzazione dell’acqua in Francia: sono già più di quaranta le città e comunità urbane che hanno scelto di fare il salto. Oltre alla capitale, anche grandi città come Tolosa, Lione, Bordeaux o Lille hanno avviato un processo di ripubblicizzazione dell’acqua. Un’ondata sorprendente in un paese molto legato ai servizi pubblici, ma dove l’80% dei servizi di produzione e di distribuzione dell’acqua sono in mano a società private. Un’eccezione rispetto al resto dei paesi europei dove in molte città l’acqua è rimasta pubblica. E’ il caso ad esempio di Roma 1, Madrid, Amsterdam, Bruxelles o Stoccolma.
A Londra invece, come ricorda Anne Le Strat, vicesindaca di Parigi incaricata dell’acqua è privatizzata al cento per cento ma dilaga la polemica sullo stato della rete di distribuzione, in cattivo stato a causa dei mancati investimenti della società privata Thames Water. Le perdite stimate potrebbero riempire circa 300 piscine olimpiche ogni giorno e necessiterebbe un investimenti annuale di oltre un miliardo di euro.
Il primo obiettivo della ripubblicizzazione è la “stabilizzazione” del prezzo dell’acqua, in aumento costante dal 2005. Per le multinazionali dell’acqua, l’impennata dei prezzi è dovuta all’inflazione, ma molti puntano invece il dito sulla sovrafatturazione attuata da Veolia o Suez che incassano utili da record.
Secondo uno studio dell’associazione di consumatori Ufc – Que Choisir, realizzato nel 2006 e aggiornato nel 2007, il Sindacato delle Acque dell’Ile de France vince la palma della sovrafatturazione, con un tasso di margine del 58,7 per cento, vengono poi Lione (47,8 per cento) e Reims (45,7 per cento). “Questi risultati – si legge nel rapporto Ucf-Que Choisir – evidenziano gli strabilianti profitti realizzati da due imprese, Veolia e Suez che si dividono l’essenziale del mercato e testimoniano delle inefficienze del servizio”. Gli agglomerati di Chambery, Clermont-Ferrand, Annecy e Grenoble, dove l’acqua è gestita da aziende autonome municipali, “presentano invece prezzi fatturati abbastanza vicini al nostro calcolo di costo” afferma Ufc-Que Choisir, che consiglia ai sindaci di “considerare seriamente l’opportunità di un ritorno alla gestione pubblica”.
Una tendenza che si osserva a livello globale, tanto che il Corporate europe observatory e il Transnational Istitute, da tempo impegnati nelle lotte per i beni comuni, hanno lanciato un sito che segue passo per passo la riconquista dell’acqua: www.remunicipalisation.org presenta una cartografia mondiale dettagliata delle collettività che sono riuscite a bloccare la mercificazione dell’acqua. Secondo i promotori del sito, l’ondata di ripubblicizzazione dovuta alla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dei servizi non è conveniente né per la rete idrica né per gli utenti. E ciò nonostante il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e l’Unione europea continuino a presentare la privatizzazione dell’acqua come una soluzione vincente.
1 Anche se, nel caso della capitale italiana, è più corretto dire ‘gestione mista pubblico privata’ per la presenza nell’azienda romana dell’acqua – con il 49% delle azioni - di grandi gruppi privati come la multinazionale francese Suez o gli italiani Impregilo e Caltagirone (NdR).
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