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LA CRESCITA E’ FINITA

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LA CRESCITA E’ FINITA
INIZIAMO A VIVERE NELL’ERA DEL POST CONSUMO

Di Giampaolo Fabris
(in ‘Affari e Finanze’ inserto di La Repubblica lunedì 8 settembre 2008)

 

La transizione ad una società postmoderna ha come struttura latente più significativa, come denominatore più caratterizzante, il superamento dei pensieri unici. Resiste – nonostante le tante evidenze che pure dovrebbero metterlo in discussione – il dogma dello sviluppo, della crescita continua. Considerata ormai come una sorta di dato per consentire un benessere generalizzato, un buon andamento dell’economia. Tanto che un suo rallentamento, o peggio, un suo arresto sono considerato forieri delle più funeste conseguenze.

 

 

Credo che anche questo tabù vada messo in discussione com’ è successo alle grandi narrazioni che l’epoca della modernità ha elaborato. Perché i costi della crescita – costi davvero drammatici e insostenibili – non possono essere più ignorati.

E’ stato sufficiente, all’inizio dell’estate, il brusco aumento dei prezzi del greggio per creare un effetto diapason su una quantità di beni e servizi: a cominciare dall’alimentazione. Un segnale che ci induce a confrontarci con un principio banale anche se costantemente sottovalutato: le risorse del pianeta sono comunque limitate e incompatibili con il principio, che è stato posto alla base del nostro modo di vivere, della crescita illimitata. Le notizie devastanti sugli effetti dell’inquinamento, il trasformarsi della morfologia di vaste aree del mondo, il riscaldamento dell’atmosfera – gli scomodi compagni di viaggio della crescita – appaiono come inevitabili scotti da pagare per un benessere generalizzato. Comunque considerati accadimenti mai sufficientemente provati ed allarmismi per lo più frutto delle solite Cassandre. Il fatto che all’80% della popolazione mondiale sia riservato poco più del 20% delle risorse, appannaggio invece dei Paesi industriali avanzati o postindustriali, e che il Sud del mondo cominci a rivendicare condizioni di vita migliori, preoccupa un poco ma non più di tanto. Ma è soprattutto sul fronte dei consumi che le aporie dell’assioma della crescita cominciano a manifestarsi in tutta la loro evidenza.

Chi si reca con una qualche frequenza negli Stati Uniti – non a caso il Paese più affluente – resta colpito dal registrare anche alla più distratta occhiata che il numero degli obesi, dei grandi obesi è ogni volta maggiore. L’ingordigia alimentare è più diffusa in quel Paese ma va rapidamente contagiando gran parte dell’Occidente: una drammatica realtà ma anche una trasparente metafora della struttura dei consumi nei Paesi a più rapida crescita. Una realtà sotto gli occhi di tutti perché il mangionismo, la sovrabbondanza di cibo industriale ingurgitato generano effetti devastanti. Conseguenze analoghe cominciano a manifestarsi in molti altri comparti del consumo anche se la bulimia non genera fenomeni altrettanti visibili ma non per questo meno inquietanti.

Ormai i livelli di consumo – che da tempo non si iscrivono più nel capitolo della soddisfazione dei bisogni – hanno cessato di produrre soddisfazione e di contribuire ad uno stato di benessere. Stanno semmai esercitando effetti boomerang su aree esistenziali e sociali (il tempo libero, il mondo degli affetti, la famiglia) pur considerate prioritarie ai fini del benessere e della qualità della vita. Perseguire ossessivamente obiettivi di consumo ben al di là di certi limiti non crea alcun incremento marginale di soddisfazione ma è una sorta di must per consentire una crescita economica considerata irrinunciabile. Ormai abbondano le evidenze di ricerca che attestano come le società occidentali hanno ampiamente superato, tra incrementi nei consumi e benessere individuale.

Forse è davvero giuntoli momenti di aprire un grande dibattito intorno a questi temi. Di mettere in discussione l’imperativo della crescita economica. Ponendo consapevolmente il tema della post crescita. Da intendere non come un regresso, una catastrofe ma come diversa via da percorrere per assicurare sostenibilità, maggiore perequazione nell’accesso alle risorse, rispetto per l’ambiente e soddisfazione individuale. Sul fronte del consumo si tratta di affrontare con una riflessione collettiva il tema delle straordinarie opportunità offerte da diversi modelli.


 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 23 Novembre 2008 12:08  

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