FELICIA

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Mercoledì 8 maggio, alle ore 21.00 al Teatro Cicognini (piazza del Collegio 13, Prato), l’associazione 6 settembre in collaborazione con Arci Prato, Libera Prato, Anpi Prato, Avviso Pubblico, e con il patrocinio del Comune di Prato, presenta “Felicia. Frammenti di Felicia Impastato”, spettacolo musico-teatrale di e con Teodora Mastrototaro, messinscena Olga Mascolo, disegno sonoro Daniele Vergni.

Felicia (Frammenti di Felicia Impastato) è un sentiero a tappe, un percorso intimo e dalle atmosfere chiaroscurali di cui Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato ucciso a trent’anni in un attentato di mafia, è la protagonista. Felicia è una donna semplice, siciliana, che il pubblico incontra nella sua vita di tutti i giorni, in un presente che potrebbe avvicinarsi ai giorni nostri, all’hic et nunc in cui il suo parlare si manifesta.

La incontriamo in un tempo immobile: sospesa tra i ricordi del proprio passato e quei momenti in cui la vita era pulsante, speranzosa, combattiva. Nell’incalzante insostenibilità dell’assenza, di ciò che si è perso – suo figlio – i ricordi si mescolano a riflessioni sulla mafia, sino a raggiungere un livello di straniamento dato da tutte le imposizioni che una donna, oppressa dal proprio marito e dalle convinzioni della società in cui vive, deve sopportare. I livelli si sovrappongono e come in un prisma l’immagine di Felicia si moltiplica nella donna che deve agire sulla scena, l’attrice, la donna che deve necessariamente essere madre, la generatrice, la donna che deve muoversi “a comando”, la bambola-automa, la teste, l’imputata, la donna che reagisce e testimonia con la propria vita la verità. Il gioco di scissione dei differenti profili di una stessa donna si amplifica sino a creare Frammenti di Felicia Impastato. L’attrice è autrice di se stessa e parla liberamente, facendo sentire la propria voce, il proprio pensiero; la madre si riconosce nella scrofa rinchiusa in un allevamento intensivo, in cui l’unico scopo della propria vita è produrre incessantemente prole. La moglie scoperchia le proprie verità nascoste e come aprendo un vaso di Pandora, mette fuori la propria avversione per la Mafia. La donna a lutto lascia vedere il bagliore del proprio dolore che la lega all’amore per il figlio perduto. Tutto si frammenta: il testo, il gioco teatrale, la messa in scena, il linguaggio meta-teatrale e il presente reale, per ricomporsi in un ultimo addio finale.

Felicia (Frammenti di Felicia Impastato) ripercorre aspetti salienti della propria vita fotografando il proprio territorio d’origine. Il passato, la famiglia, la Mafia e i figli irrompono come paesaggi emotivi nel territorio desolato che la donna ripercorre. La forza della poesia ricompone le semplici parole aprendo scenari altri.

È la terra bruciata della Sicilia con i suoi odori e le processioni che scontorna un racconto composto in parte in prosa in parte in versi. Il vissuto della protagonista si rifrange in molteplici voci. La parola poetica guida la voce, la direziona e il fiato carnalmente si fa urlo, soffio, sospiro, amarezza in cui il dolore diviene denuncia e riscatto. La donna usa un vocabolario domestico, quotidiano e semplice producendo significati altri che avvicinano la prosa alla poesia sino a raggiungere allegorie di denuncia, riguardanti la propria vita, la vita di una donna circondata dalla mafia. La Sicilia diventa un luogo non più tipico ma un terreno di crescita che si apre alle generazioni presenti e future lasciando in dono il monito di Felicia: “quando protestate fatelo con la cultura e nuove idee tra le mani”.

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